Indice degli articoli relativi all’insegna barocca

 

L’insegna barocca – Scelta dei colori e protezione dell’insegna

– Procedimento di verniciatura

L’insegna è stata dipinta in questo modo: Con un ottimo antiruggine a base di cromo monocomponente a mano a mano che assemblavo i pezzi, verniciavo le parti che combaciavano tra loro.

I penelli che ho usato per fare questa parte del lavoro sono di due tipi uno largo circa 4 cm e abbastanza spesso e uno piatto largo circa 1 cm, la qualità di questi pennelli è piuttosto scadente.

Dopo che l’insegna è stata assemblata su consiglio del pittore ho dato due mani di un antiruggine poliuretanico bicomponente di colore grigio chiaro.

Per fare questo lavoro ho usato un pennello conico piccolo e un pennello sottile ma largo otto cm, sono pennelli di media qualità in modo che non lascino giù dei peli, successivamente il tutto è stato verniciato con uno smalto sintetico colore verde chiaro.

Per dipingere in verde ho usato gli stessi pennelli che avevo usato nella fase precedente.Come ultima mano sono stati usati dei colori ad acqua, non per scopi ecologicii ma semplicemente utilitaristici.

Si asciugano abbastanza in fretta per poter fare le sfumature quindi in linea con la mia scarsa capacità di lavorare sono ideali per chi fa molti errori e deve correggere spesso.

Il lavoro di manovalanza l’ho eseguito io mentre Dri ha dipinto le parti complesse dell’insegna.

Gli strumenti che abbiamo usato in questa fase sono degli stracci morbidi e dei pennelli di varie dimensioni di ottima qualità, i pennelli (portati tutti dal pittore) variano da quelli sottilissimi per le screziature dei fiori a quelli larghi 4 cm, tutti questi pennelli sono piuttosto duri.Dopo aver dipinto l’insegna come ultima mano per ammorbidire i toni abbiamo verniciato il tutto con una cera industriale.La cera è stata applicata con delle larghe e ottime pennellesse morbide.

Due parole su come è stata dipinta la scritta.Il lavoro lo ha fatto interamente il pittore Gianni Dri.

Per prima cosa dopo aver fatto le scelte nel merito, cioè lo stile su quale lavorare, Gianni ha disegnato i font in tre stili di barocco diversi tra loro, (si possono vedere dove parlo della progettazione della tabella) li ha disegnati a mano su un foglio A3.

 Dopo aver scelto il carattere ( a un occhio disattento potrebbe sembrare un font non originale ma è sufficiente guardarlo con attenzione per accorgersi che il progetto del carattere  è inedito).

Con una fotocopiatrice ha ingrandito la scritta in modo che rispettasse le misure della tabella, ovviamente su ogni singolo fogli non ci stavano che due o tre lettere, quindi ha dovuto fare un lavoro di forbici e colla per ottenere la scritta come la desideravamo.

Successivamente come si vede l’abbiamo provata sulla tabella che era ancora dipinta in grigio.

Poi quando tutto era a posto e la tabella dipinta di blu, ha preso la scritta e con un punteruolo ha forato a circa mezzo cm di distanza tutti i bordi di tutte le lettere.

In un secondo tempo ha posizionato la scritta sulla tabella e ha preso del carbonato di calcio in polvere finissima, lo ha passato sopra la carta, naturalmente il gesso è passato attraverso i fori lasciando sul blu i contorni delle lettere, poi ha unito i punti con una grossa matita bianca.

A questo punto usando dei pennelli sottilissimi ha dipinto la scritta, la scelta dell’ombreggiatura è da destra verso sinistra in modo di evidenziarla al mattino, dopo aver verificato il posto in cui va posizionata l’insegna.

Conclusioni alla verniciatura

Non ho citato altre tecniche di verniciatura, non per ignoranza, (procedimento di laccatura a fuoco, verniciatura a pigmenti, elettrolisi,  ecc.) ma semplicemente perché non sono capace di farle.

Non ho citato la teoria dei colori per cui siamo arrivati a queste conclusioni, perché mentre l’architetto Felice e il pittore Dri la sceglievano io non riuscivo a seguirli nei ragionamenti, (faccio un esempio banale che me lo ricordo a memoria, mentre l’architetto Felice affermava che per trovare l’armonia cromatica non si dovrebbe scostarsi dall’utilizzo del cerchio e della sfera di Itten , Dri gli teneva testa controbattendo che la percezione del colore in un quadro non è soggettiva quanto la stessa percezione è data da un lavoro traforato esposto all’esterno).

Quello che ho capito da questi ragionamenti è solo che la mia ignoranza in materia è abissale.La scelta dei colori probabilmente è sbagliata ma questo errore non è imputabile di certo ai miei due consulenti i quali anno espresso il loro parere in modo esemplare: tutti gli errori di verniciatura sono imputabili soltanto e unicamente alla mia totale incapacità di lavorare.

Un’ultima precisazione: essendo questo scritto il sunto del sunto di una ricerca più articolata le parti che ho omesso, ad esempio la teoria dei colori che citavo sopra,  non le ho scritte perché reputo inutile trascrivere una lunghissima discussione su una metodo che la generalità dei fabbri conosce a memoria.

Comunque questi scritti in forma estesa si trovano all’interno del mio computer, oppure nel fascicolo che contiene i disegni di questo lavoro.

 

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 Adriano Cortiula, fabbro ferraio in Tricesimo