Indice degli articoli relativi all’insegna barocca

 

L’insegna barocca – Scelta dei colori e protezione dell’insegna – Premessa sulla scelta dei colori

Splendida è stata la risposta , anche se in un contesto diverso, che ha dato Simon Benetton, a una domanda specifica posta da un suo intervistatore.

 Paolo Levi ha chiesto a Simon il perché delle scelte di colore così precise nelle sue sculture, la risposta è stata lapidaria: “Quando un lavoro in ferro si confronta con lo spazio, il colore risulta necessario, perché permette di riportarlo a un preciso rapporto con ciò che lo circonda, permettendone una lettura più agevole”.

Lo studio dei colori per dipingere l’insegna, e proteggerla dagli agenti atmosferici, si è trasformato subito in un aspro litigio con i due consulenti che mi ero scelto per prendere questa decisione.

Non essendo in grado, mancandomi la capacità, il buon gusto,la competenza e l’intelligenza di fare una scelta adeguata per i colori, ho cercato due persone che avessero una grande esperienza nel settore.

La scelta è caduta su un pittore di chiara fama, Gianni Dri, tra l’altro l’unico che può vantare un numero incredibilmente alto di insegne dipinte, al giorno d’oggi non è facile trovare professionisti di tale levatura.

L’altro tecnico è un architetto, Domenico Felice che  passa la vita a spiegare agli altri come dipingere interni ed esterni, le sue scelte cromatiche sono visibili in migliaia di opere eseguite in Friuli e non solo.

Avrei voluto anche altri consulenti in materia, ma ho capito fin da subito quanto l’argomento fosse controverso.

Ambedue questi professionisti conoscono molto bene la storia dell’arte, e delle tante teorie sui colori sulle quali abbiamo meditato (alcune veramente molto complesse) quella tenuta più in considerazione è la teoria fisica del colore elaborata da Itten, Klee e Kandinskij.

Un capitolo a se stante è costituito dal  tempo che abbiamo dedicato all’influenza psicologica percettiva dei colori, di aiuto è stato il libro, arte come mestiere di Bruno Munari, uno dei pochi libri che chiunque abbia a che fare, anche alla lontana, con l’arte, conosce a memoria.

La prima volta che ci siamo incontrati abbiamo deciso in meno di cinque minuti tutti d’accordo (è stata l’unica volta) di eliminare la verniciature a cera o con vernici trasparenti; di non lasciare arrugginire l’opera; di non usare tinte piatte; di non verniciarla in grigio, o con colori micacei.

I motivi per cui unanimemente abbiamo preso queste decisioni sono evidentissimi a tutti i fabbri o agli appassionati del settore.

Li riassumo per quelli, immagino pochissimi, che non abbiano capito il problema.Si tratta di verniciare una insegna neobarocca che va posizionate e vista in Carnia.

Di conseguenza non può essere trattata a cera, la quale evidenzierebbe gli errori soprattutto le levigate con la mola smeriglio, e poi la cera non è adatta a proteggere il ferro a lungo sotto le intemperie.

Le vernici trasparenti ammorbidiscono i toni molto meno della cera per cui gli errori si staglierebbero ancora più evidenti, senza contare che il gioco delle luci e delle ombre creerebbe allusioni confusionali di volumi visivi non voluti, essendo la vernice trasparente più lucida della cera.

Il colore dell’idrossido di ferro è bello anzi bellissimo le sue tonalità sono meravigliose, basti vedere dove la ruggine trasformandosi in uno stadio passivante permette ai toni del marrone di essere  più caldi.

L’articolo di Manlio Brusatin sui colori del ferro in una monografia Di Tony Benetton,   spiega, con un linguaggio questo si veramente barocco, la potenzialità dei colori del ferro allo stato naturale.

Purtroppo in questo caso non è possibile lasciare il lavoro in preda agli agenti ossidanti per il semplice motivo che si tratta di uno stile ben preciso, neobarocco monocromatico sarebbe una contraddizione in termini.

Le tinte piatte non mettono in evidenza tutte le caratteristiche dell’opera, e tendono ad annullare i volumi.

Le tinte micacee hanno gli stessi difetti delle tinte piatte in più vengono aggredite molto facilmente dai raggi ultravioletti e dopo pochi mesi sono sbiadite e sporche.

 

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 Adriano Cortiula, fabbro ferraio in Tricesimo